Pubblicazioni

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Come tutte le costruzioni umane la scuola è un’entità stratificata e complessa. Di solito, quando se ne parla, la si riduce a termini quali programma, classe, didattica, ecc… Tuttavia è solo nell’immaginario collettivo che queste parole continuano a definire il “fare scuola” contribuendo a mantenere inalterata l’immagine ideale dello studente: un bambino o un adolescente che, grato per l’opportunità, ogni mattina si reca a scuola desideroso di apprendere e, in rispettoso silenzio, ascolta e scrive. La “prassi scuola” è invece altra cosa. Gli studenti sono spesso disobbedienti, irrequieti, disinteressati alla lezione. L’aspetto sociale della classe, altra novità dei cambiamenti in atto, pone diversi problemi di adattamento nella conduzione dell’ora di lezione. Il programma è ancora un punto di riferimento per la didattica di molti docenti. Dovremmo quindi immaginare un nuovo modo di fare scuola, ma dovremmo anche intenderci in che modo il cambiamento potrebbe avvenire. La nostra breve riflessione è dunque centrata sul modo di essere delle nuove generazioni, sul loro stile di pensiero e di apprendimento e sulle evidenti contraddizioni della vita scolastica. La scuola non riesce a recepire il divario importante tra le richieste sociali che stimolano i ragazzi a sperimentare, ad emanciparsi e a crescere in fretta, e il suo modello di formazione che invece li costringe ad una condizione di passività.

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È un libretto che suggerisce un approccio diretto alla realtà dell’intergrazione culturale nella scuola, senza incorrere in una facile retorica. Il confronto culturale, spesso, non è una scelta, ed è vero che il mondo adulto, soprattutto nella scuola, propone ai bambini e agli adolescenti opinioni non condivise e, in alcune situazioni, intrise di un forzato buonismo. Così, passa l’idea che l’altro “diverso” rappresenti una realtà di cui doversi occupare come un fenomeno o un esperimento sociale. E dunque, non è scontato che l’integrazione sia un processo facile. Tuttavia, gli esseri umani vengono in contatto tra loro e gli esseri umani condividono emozioni, pensiero e linguaggio. Da questo punto di vista, capire meglio i processi identitari può aiutare a capire i processi di “formazione culturale” e, attraverso questa via, quali strategie utilizzare per facilitare la “comprensione culturale” dell’altro.

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Siamo forse al principio della modernità, almeno in quel momento in cui i racconti di un mondo nuovo, dominato dalle scoperte sulla corrente elettrica, cambiano ancora una volta lo stile di vita degli umani. Ad indagare questo passaggio due scienziati poco ortodossi, il Dottor Focus e il suo assistente, il dottor Shpieler. Questi, tra esperimenti pseudo-scientifici e strambe invenzioni, mettono in scena il non senso dell’impresa umana. Al centro della vicenda, il caso di una cliente, la signora Yedermaister, di cui i due scienziati ascoltano le “fantasie future” sul mondo moderno. Le “altre lettere” è una sezione che da voce alle suggestioni dei corrispondenti del Dottor Focus che cercano soluzioni astratte e irrazionali ai loro altrettanto irrazionali e astratti problemi moderni. Nel romanzo compare la ragione incarnata dall’ispettore Roger Cassis. Dopo il misterioso rapimento di un etnologo, avvenuto presso il circolo dei confratelli Des Maîtres, durante un dibattito scientifico, il Dottor Focus è tra i maggiori sospettati. Il Dottor Focus tiene il suo famoso discorso e parla per la prima volta di Pharmascienza, una disciplina mentale che ha comprovate proprietà curative.