La nuova psicologia

0 Posted by - 31 gennaio 2015 - Psicologia, Società

La nuova psicologia, quella che Rom Harrè  ha definito della “Seconda rivoluzione cognitiva”, deve  molto a Wittgenstein. Filosofo aristocratico (non amava essere capito, anzi, la cosa lo infastidiva un po’) ci fornisce la base teorica per predicare in psicologia l’avvicinamento all’altro, alla sua comprensione. Apparenti paradossi dei grandi. Il suo pensiero più recente (quello che produce la svolta psicologica) può essere sintetizzato in questa frase (che io ho appeso anni fa nel mio studio): Il significato è l’uso che facciamo dei nostri segni.
La frase è densa. Dice che è una sciocchezza, per gli psicologi, classificare il vivere umano in termini di fisiologia, fisica, comportamenti, senza conoscere o tentare di conoscere i SIGNIFICATI esistenti nella vita della persona e nel gruppo umano che essa sta abitando. Dice che l’osservatore occorre che innanzi tutto dia senso a ciò che l’altro sta facendo. Dice che, quindi, l’altro va ascoltato non per poterlo “classificare” (per esempio dal famigerato DSM), o affinchè il suo comportamento venga riconosciuto fra quelli che consentono predizioni e controlli. Dice che, quindi, anche il mio ascoltare l’altro non ha più nulla a che fare con il dipolo “osservatore-osservato” o “ascoltatore-ascoltato”, ma con un co-costruire il mondo, per dargli senso e dare senso alle nostre vite. Avete un’idea di che psicoterapia venga fuori da questa visione?
Qualcosa che ha molto, molto poco a che fare con la volgarità di tanti, troppi, rapporti terapeutici di oggi. Marco Vinicio Masoni